Quotidianamente, fin dai primi mesi di vita, il bambino e' coinvolto in attivita' di routine (pasti, igiene personale, cambio del pannolino, gioco sociale) che lo vedono partner attivo in episodi brevi ma intensi di interazione faccia a faccia con un adulto competente, piu' spesso la mamma.
Durante questi primi episodi di comunicazione, i due partner regolano le loro interazioni rispondendo, momento per momento, ciascuno alle espressioni affettive e comportamentali dell'altro: e' durante questi brevi scambi coordinati che il bambino inizia a sperimentare l'efficacia comunicativa dei suoi segnali e puo' mantenere una certa attenzione, vivendoli come un'esperienza piu' o meno piacevole e non disturbante.
Questa attenzione e questi scambi attivano emozioni a volte molto intense e complesse, alle quali il bambino puo' reagire con disagio; il partner adulto in questa situazione, sintonizzandosi, a volte meglio a volte peggio, con tali stati d'animo, puo' comunque fornire un supporto fondamentale per fare sentire al bambino che le sue emozioni non lo travolgono perche' in qualche modo sono rilevate, comprese e contenute.
Ma cosa succede se la possibilita', per la madre, di monitorare gli stati emotivi del bambino e di offrire la propria azione di supporto al bambino, viene alterata perche' l'attenzione materna viene catturata dallo smartphone?
Quando l'attenzione del genitore, nel corso degli scambi interattivi col figlio, e' disturbata dal beep del messaggio arrivato o dall'abitudine a rispondere immediatamente alla sollecitazione percepita, il bambino perde importanti occasioni di apprendimento ma, soprattutto, rischia di disorganizzarsi di fronte a un genitore fisicamente presente ma con una espressione facciale non congruente ai contenuti dello scambio in corso.
In alcune prove sperimentali si e' potuto verificare come di fronte al comportamento "insolito" dell'adulto che improvvisamente lo ignora, il bambino reagisce interrompendo l'attivita' prima condivisa, e aumentando le espressioni emotive negative e di avversione nei confronti del genitore. Inizialmente il bambino cerca attivamente di riagganciare lo sguardo del genitore, alternando tali tentativi con l'evitamento dello sguardo. Se la situazione perdura e l'adulto continua ad essere non responsivo, il bambino manifesta in maniera evidente comportamenti di ritiro emotivo, emozioni negative, comportamenti di autoconsolazione (Tronick e Beeghly, 2011).
Uno stato emotivo simile a quello appena descritto, e' possibile ipotizzare che si verifichi, ad esempio, se durante l'allattamento, un bambino che sta fissando il viso della madre, all'improvviso, perde il contatto visivo con essa, essendo questa impegnata a leggere un sms o un messaggio su whatsapp? o anche nel caso di un bambino che sta giocando con la madre la quale, mentre con una mano sistema un pezzo delle costruzioni, ha lo sguardo e l'altra mano impegnati con lo smartphone? o nel caso di un bambino che frigna e che la madre prova a consolare, non accompagnando alle parole uno sguardo e un'espressione congrui al contenuto di cio' che dice, poiche' distratta dal display del telefonino?
Se la focalizzazione sullo smartphone o la sua offerta al bambino diventano la modalita' prevalente del genitore per interagire col bambino, privandolo sistematicamente delle opportunita' di interazione sociale cosi significative per il suo sviluppo, cresce il rischio di abituare il piccolo a sopprimere il disagio e a distrarsi sul piano comportamentale e cognitivo, anziche' progredire nella sua capacita' di condividere, esplorare e gestire le proprie emozioni.
Di fronte al bambino annoiato, che frigna, che richiede di essere preso in braccio o di essere intrattenuto dall'adulto, una risposta molto frequente e' l'offerta del telefonino per distrarlo. Tale strategia, utilissima in alcune situazioni in cui il genitore non puo' dedicare la propria attenzione al bambino, rischia di essere impiegata con una frequenza eccessiva, a scapito di quelle basate sull'interazione faccia a faccia, indispensabili per l'acquisizione e il potenziamento dell'autoregolazione emotiva.
Pur dotato di efficacia distraente, l'apparecchio priva il bambino di elementi essenziali dell'interazione faccia a faccia che contribuiscono in modo significativo al suo sviluppo emotivo e socio-cognitivo. Ad esempio, viene meno l'opportunita' di sperimentare la funzione materna di rispecchiamento, la possibilita' di confrontarsi col volto materno finemente modulato, attraverso cui il piccolo espande il dominio della sua esperienza emotiva consapevole (Lavelli, 2007).
Bibliografia
_ Regolazione emotiva "mediata" dallo smartphone: quali i possibili rischi? Rosalinda Cassibba e Gabrielle Coppola - Universita' degli Studi di Bari "Aldo Moro". In: Psicologia clinica dello sviluppo (ISSN 1824-078X) Fascicolo 2, agosto 2016.
_ Tronick, E., Beeghly, M. Infants' Meaning Making and the Development of Mental Health Problems. American Psychologist, 66(2), 107-119 2011.
_ Intersoggettivita'. Origini e primi sviluppi. Lavelli, M. Milano: Raffaello Cortina (2007).